Marilyn ha gli occhi neri

Produzione
Groenlandia con Rai Cinema
Uscita
2020
Categoria
Film
Cast
  • Stefano Accorsi
  • Miriam Leone
Sinossi

Clara (Miriam Leone) è talmente brava a mentire che è la prima a credere alle sue bugie. Vitale e caotica, ha qualche problema a tenere a freno le sue pulsioni. Diego (Stefano Accorsi) è il suo esatto contrario, un uomo provato dagli eventi, con varie psicosi e continui attacchi d’ira.
Si ritrovano in un Centro Diurno per il rehab di persone disturbate. La prova che li attende sembra impossibile: devono gestire un ristorante del Centro evitando qualsiasi conflitto con il resto del gruppo. Peccato che non abbiano alcun tipo di attitudine per le imprese di successo. Ma i due inizieranno presto a scoprire che l’unione può portare a risultati incredibili. E chissà, magari anche all’amore.

Sceneggiatura di Giulia Steigerwalt
DOP: Matteo Carlesimo

Lui non sa mentire, lei sa solo mentire.

Note di regia

La follia umana – o meglio la diversità – è un qualcosa che mi ha sempre affascinato, sin dalle prime letture della mia infanzia. Credo che nel leggere un libro o nel vedere un film con protagonisti pazzi ci sia una forma di immedesimazione diversa da tutte le altre, molto personale ed intima.

Marilyn ha gli occhi neri è la storia di due emarginati, Clara quarantenne bugiarda patologica e Diego, un cinquantenne che soffre di un disturbo esplosivo della personalità tenuto sotto controllo da manie e compulsioni.
Il loro incontro è un viaggio inconsapevole alla ricerca di un posto nel mondo, un mondo dove la sofferenza e la malattia sono disprezzate e fanno paura. Un mondo dove i ‘normali’ sono semplicemente di più.

Lo spunto di questa storia viene da un fatto realmente accaduto. Siamo a Londra, un ragazzo che ha perso il lavoro decide di prendersi gioco del mondo che lo ha rifiutato. Crea il The Shed at Dulwich, un locale che non esiste. In soli due mesi, grazie al suo talento nelle recensioni e al mistero che avvolge il locale, diventa il primo ristorante di Londra su Tripadvisor, scalando ben 14mila posizioni. Il primo. Ogni giorno centinaia di persone scrivono di avere frequentato il suo ristorante e aver vissuto un’esperienza unica e irripetibile. Recensioni con dettagli di prelibati piatti mangiati. Recensioni di concerti jazz. Peccato che nessun cliente abbia mai mangiato lì e nessun musicista ci abbia mai suonato.

Questa storia è lo specchio di una società che vive di immagini, di fake news, di superficialità, di social e di seguito di massa. Questa storia ci è sembrata molto attuale.
Su questo spunto abbiamo pensato di costruire il racconto di due anime alla deriva.

Il cinema americano racconta da sempre questo tipo di storie e personaggi. Penso a Il Lato Positivo, Se mi lasci ti cancello o Ubriaco d’amore. Tre film in qualche modo simili tra loro, dove l’aspetto romantico è un traino narrativo. Nel nostro film il romanticismo entra in gioco solo verso la fine, quando Clara e Diego iniziano a specchiarsi l’uno nell’altra. L’atmosfera creata da questi film e la forza dei loro protagonisti è sicuramente una fonte di ispirazione per me.

Penso anche al cinema nordeuropeo, per la capacità di raccontare storie di emarginati con rigore, calore, profondità e molta ironia.

Ispirazioni che ci hanno accompagnato nella fase di scrittura insieme a Giulia Steigerwalt (sceneggiatrice di tutti e tre i miei film) e in quella di preparazione del film insieme a tutti i reparti, ma che mi hanno poi lentamente lasciato libero durante le riprese. Penso che Marilyn sia un film molto strutturato, ma che poi goda di una sua libertà, una sua originalità, come fosse un ballo. Un ballo che si affida ai suoi ballerini.

I protagonisti di Marilyn sono la vera differenza. Dai compagni di viaggio di Stefano e Miriam capaci di raccontare la follia con tenerezza e ironia (felice che nelle prime visioni del film qualcuno mi abbia chiesto se il gruppo che affianca Stefano e Miriam nel centro terapeutico sia composto da dei pazzi veri). Fino ad arrivare a loro, Miriam e Stefano.

Due attori che si sono messi in gioco in tutto e per tutto, senza paura, senza freni, che si sono trasformati, imbruttiti.
Miriam a cui ho levato la sua arma più potente, i suoi occhi verdi e il suo fascino magnetico.

Ricordo perfettamente il momento in cui ha messo le lenti scure per la prima volta. Si è guardata allo specchio per dieci minuti. Si fissava, si scrutava, si vedeva letteralmente con altri occhi. Quando si è girata abbiamo capito che quella era Clara.
Stefano ha fatto un qualcosa di unico. È riuscito a rendere tenero un personaggio apparentemente respingente. Ad essere sempre credibile, mai sopra le righe, nonostante il suo Diego fatichi a parlare, a stare al mondo, perché balbuziente e pieno di tic. Non volevamo mezze cose, non volevamo personaggi ibridi, ci siamo presi un rischio e ci siamo goduti il viaggio. Marilyn ha gli occhi neri è un film compatto che parla di caos interiore. Un film ironico e drammatico al tempo stesso, vero e sincero. Né commedia né dramma, più semplicemente un film.

È anche un viaggio alla ricerca della felicità perduta, di una felicità che va condivisa con chi ti riconosce e accetta per quello che sei.